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Una ricerca realizzata dalla Confederazione nazionale dell’industria (CNI) indica che il numero delle aziende brasiliane esportatrici è aumentato del 60% in 20 anni. Nel 1998 il Brasile contava solo con 15,8 mila aziende capaci di esportare. A vent’anni di distanza il numero di aziende brasiliane che commerciavano con i mercati internazionali è

passato a 25,4 mila. In un’analisi per gamma di valori esportati, la crescita maggiore è stata osservata nel numero di società che vendevano all’estero tra 10 milioni di dollari e 50 milioni di dollari: erano 611 nel 1998, mentre si sono attestate a 1.373 nel 2017, con un incremento del 124 per cento. In due decenni, il Brasile ha conquistato 50 nuovi mercati e ha iniziato a esportare ciò che in precedenza acquistava dall'estero, come il grano. Secondo la CNI, l'importanza del tema non è limitata al fatturato delle società, avendo anche un impatto sull'economia del paese. Secondo la CNI, negli ultimi periodi di recessione - dal 2001 al 2002, dal 2008 al 2009, e dal 2014 al 2017 - tutti gli indicatori macroeconomici brasiliani, come il prodotto interno lordo (PIL), inflazione e disoccupazione, sono peggiorati. "Solo il commercio estero è cresciuto durante questo periodo", ha reso noto l'entità, spiegando che molte aziende puntano sulle vendite all’estero durante i periodi di turbolenza nel mercato interno. Nel 2017 la CNI e il Ministero dell'Industria, del Commercio Estero e dei Servizi hanno firmato un accordo di cooperazione tecnica per favorire le esportazioni brasiliane, all’interno del Piano nazionale di cultura esportatrice. L'obiettivo è quello di offrire una consulenza completa per le società non esportatrici, affinché queste possano vendere sui mercati internazionali, assistendole con diagnosi, strategia di esportazione e monitoraggio dell'esecuzione del piano. (ICE SAN PAOLO)

 

 

 

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